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Campagna inglese, buona società e Ottocento. Aggiungiamo una protagonista acuta e fuori dagli schemi ed ecco… Jane Austen, direte voi.

No, non proprio.

In realtà, nell’addizione manca ancora un addendo: un omicidio.

Non più Jane Austen, quindi, ma una molto più contemporanea (e leggera) Julia Seales, approdata nelle librerie italiane nel 2025 grazie a Piemme con Delitto al ballo, già riscattato per una versione televisiva.

Swampshire è una cittadina un po’ bigia nel mezzo delle paludi inglesi. Lo scopo primo delle signorine della buona società è aderire perfettamente al galateo stilato decenni prima dal fondatore della città, Guida alle buone maniere di Swampshire. Questo, si mormora, è il segreto per la “felicità femminile”, ma non per Beatrice Steele, venticinquenne protagonista del romanzo: acuta e spiritosa, ma totalmente negata per le faccende da signorina, nutre una segreta passione per i crimini irrisolti, motivo per il quale si rinchiude nella sua stanza giorno e notte per leggere gli articoli di cronaca nera e fantasticare sulla risoluzione dei casi. Obbligata a simulare interesse per le facezie di Swampshire, la sua occasione arriva quando, durante un ballo indetto dalla famiglia più in vista della città, l’ospite d’onore viene assassinato. Sarà Beatrice a investigare su questo (e altri) efferati omicidi, in compagnia di un affascinante detective londinese dal torbido passato.

Alla fine dell’addizione di cui sopra, ci sono tutti gli elementi per un cosy crime, un sottogenere del giallo molto in voga al momento, ma di certo non recente. In breve, si tratta di una versione “leggera” del giallo tradizionale, e in cui la violenza e i dettagli più macabri lasciano il posto a una leggerezza di fondo confortevole per il lettore (da cui, il “cosy”, appunto) e ampio spazio viene lasciato alla descrizione e al romanticismo (almeno, nei romanzi più recenti).

Delitto al ballo ha tutti gli ingredienti per soddisfare gli amanti del genere e spicca per un’ironia marcatissima, tanto da sfociare nella parodia: una parodia che quasi sempre coglie il punto.

Gli Steele sono la classica famiglia borghese ritratta nei romanzi dell’epoca: tre figlie diversissime tra loro (una, peraltro, rimane alquanto misteriosa per tutto il romanzo), un padre poco incline al convenzionalismo e una madre che ha come unico obiettivo della vita il vedere maritata la prole secondo gli standard di Swampshire. Queste caratteristiche sono volutamente estremizzate e vanno a ricreare siparietti e dialoghi molto spiritosi, a volte fulminanti e la cui irrealtà si scontra in modo esilarante con l’intento reale dei personaggi, più serio, o alla situazione.

Questo è esteso agli altri personaggi, ciascuno portatore di un vizio o di una virtù estremizzata, a partire dalla stravagante signorina Bolton, che in un certo qual modo diverrà voce narrante della storia e passando per il capitano Peña, che si esprime solo per mezzo di termini marinareschi. Questo solo per citarne alcuni tra i più riusciti.

Tuttavia, l’intento caricaturale alla lunga diventa esasperato e soffoca la componente giallistica: la parodia non lascia mai del tutto spazio al crimine, neppure quando i personaggi sono stati ampiamente caratterizzati e, dopo troppe pagine, arriva il misfatto.

Laddove gli indizi sulla sottotrama romantica/sensazionalistica sono ben curati, quelli concernenti il mistero sono più deboli, movente e prove traballanti e il finale, troppo surreale perfino per una parodia, appesantisce ulteriormente questa sensazione di incompiutezza. È una risoluzione che non accalappia il lettore; anzi, rompe la famosa sospensione dell’incredulità, già tesa al massimo, in favore di un intento comico che forse è “un po’ troppo” e cade in un finale da penny dreadful senza sangue. Non che il penny dreadful sia da biasimare, tutt’altro, ma non è in linea con le premesse del romanzo e le ultime pagine stonano sia nella trama sia nel ritmo.

Nonostante questo, Delitto al ballo è una lettura che fa esattamente ciò che si propone. Intrattiene senza moralizzare, diverte senza scadere nel pacchiano. Il tutto è sostenuto da una scrittura semplice, scorrevole e ironica che aggancia soprattutto nella prima parte del romanzo. E Beatrice, la nostra eroina, incarna sì il prototipo della protagonista anticonformista e sprezzante delle norme, quasi un cliché, ormai, ma aggiunge una frizzantezza tutta sua… e un certo gusto per il macabro che non sfiorando neppure lontanamente la patologia funge da molla per il riscatto del personaggio.

Questo, al netto di un finale da feuilleton, fa di Delitto al ballo una lettura leggera e divertente che lascia saggiamente alcuni fili sospesi in vista del (si spera) proseguimento della serie.

Delitto al ballo, JULIA SEALES

PIEMME, 2025. 384 pagine

Voto 3/5

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