Avevo aspettative altissime su questo romanzo per ragazzi che prometteva magia e avventura a ogni passo…
… e le aspettative sono crollate come il classico castello di carte. Carte sì, ma del tutto particolari.
Romanzo d’esordio di Fanny Caldin, La Cartomante esce nel 2023 e viene pubblicato in Italia nel 2024 da Gallucci Bros in una veste grafica strepitosa come già da tempo la casa editrice ha abituato i suoi lettori. La collana di riferimento e Young Adult, quindi per un pubblico +14.
Iniziamo!
Marsiglia, 1850. Tra mendicanti e straccioni che si arrabattano tra povertà e violenza, c’è Pytha, una giovanissima orfanella senza radici né passato. Un giorno Pytha si imbatte in una vecchia che, in punto di morte, le consegna un mazzo di carte dicendole di proteggerlo e di proteggersi. Quel che la ragazza non sa è che quelle non sono comuni carte, bensì Oracoli da cartomanzia.
Entra subito in sintonia con esse, quasi le appartenessero di diritto, e per la prima volta, inconsapevolmente, si affaccia al mondo di nebbia, una dimensione onirica da cui lei è istintivamente attratta.
Da questo momento, guidata dalle sue prime divinazioni, Pytha intraprende un viaggio per tutta la Francia alla ricerca del proprio Destino, intrecciato al suo oscuro passato, mentre qualcuno trama nell’ombra per appropriarsi degli Oracoli e della cartomante in erba.
Gli elementi dell’avventura ci sono tutti: una giovane determinata in cerca della propria identità, il tema del viaggio, un principio magico (che davvero magico non è) trainante e un minaccioso avversario. Funziona tutto?
Aveva fatto passare la realtà da un lato all’altro.
Aveva rovesciato il mondo. […]
All’inizio, c’erano stati solo deboli bagliori nella notte. Poi quei riflessi indistinti si erano trasformati, trasfigurati ed erano diventati personaggi che popolavano l’oscurità. Le sembravano fatti di nebbia, di vapore o di nuvole, realizzati con il tessuto dei sogni, riflettevano la luce o la irradiavano da sé, non avrebbe saputo dirlo. Aveva continuato a camminare lungo la corda, ipnotizzata, e quei riflessi avevano preso vita, rivelando significati nascosti nei loro gesti e nei loro atteggiamenti.
Proprio l’esoterismo rappresentato dal mazzo degli Oracoli è l’elemento più affascinante della storia: durante le divinazioni di Pytha il mondo di nebbia prende forma e il senso di straniamento delle descrizioni fa immergere il lettore in questa dimensione impalpabile, magica ma anche minacciosa. I responsi delle carte non sono mai chiari (come nel reale gioco divinatorio) e le letture errate da parte della ragazza provocheranno gli incidenti più importanti nel corso della storia.
Lo stesso viaggio di Pytha si delinea come una stesa di carte, una sorta di meta-lettura divinatoria e questo, grazie anche alla consapevolezza dell’autrice sul tema, è molto intrigante.
L’intrigo, però, si scontra con una narrazione lenta, spesso didascalica, che lascia presto il gusto dell’avventura per una descrizione molto compassata degli avvenimenti, una sorta di lista di episodi il cui corso è facilmente intuibile fin dai primi passaggi.
Il viaggio di Pytha non dà mai il senso di esplorazione, di scoperta: tutto è prestabilito e la ragazza si limita a passare da una tappa all’altra, consumare l’episodio di turno e lasciarselo alle spalle senza che vi sia la sensazione da parte del lettore di aver partecipato a qualcosa di importante.
Discorso analogo vale per i personaggi (alcuni dei quali storicamente esistiti, ma rivisitati come ammesso dalla stessa Caldin nel Glossario Storico in appendice al testo): una schiera di sagome di carta abbastanza stereotipate e prevedibili. Non si riesce a costruire un’opinione personale, a empatizzare oppure a detestarli, perché di loro ci viene detto tutto, dai loro pensieri alle loro emozioni, e anche il giudizio su ciascuno di essi passa per le parole del narratore.
In questo non aiuta il punto di vista adottato, che slitta da un soggetto all’altro, spesso nel giro di poche righe, senza dare il tempo al lettore di immergersi nell’uno o l’altro personaggio.
Ne deriva una lettura monotona, in cui tutto è spiegato senza che vi sia ombra di mistero, dubbio o sia richiesta una partecipazione attiva da parte del lettore.
Ma ciò che più mi ha dato da fare de La cartomante è lo sdoganamento di un atto oggettivamente illegittimo che funge da brano principale dell’intera narrazione.
A circa un terzo della storia avviene un episodio fisicamente molto violento tra Pytha (una ragazzina) e quello che (adulto) diventerà l’altro personaggio principale.
La mia non vuole essere un’accusa morale, non è questa la sede adatta, ma personalmente la trattazione di questo episodio ha dato il colpo di grazia a una lettura che già di per sé stentava a decollare: non per la violenza in sé, ma per l’uso (o, meglio, il non uso) che se ne fa all’interno della storia.
L’elemento disturbante, in questo caso, è che da questo atto di estrema brutalità non deriva alcuna conseguenza a livello narrativo e la stessa vittima (Pytha) dimentica ben presto l’accaduto, anzi sviluppa un paterno affetto (contraccambiato) per l’aguzzino, mentre l’episodio in sé viene cassato dall’autrice, sempre attraverso il giudizio dei personaggi, quale atto necessario, fatidico in virtù dell’assoluto potere del Destino, che in altro modo non avrebbe potuto legare i due protagonisti.
È, insomma, un episodio deprivato di ogni valore narrativo, evolutivo nel senso di sviluppo dei personaggi. Delinea una violenza fine a sé che non trova un reale appiglio alla storia raccontata.
Si sarà capito, il giudizio finale su La cartomante non è positivo e non per la vicenda, ma per il modo in cui è raccontata.
Primo di due libri, difficilmente intraprenderò la lettura del secondo. Nel caso, ciò avverrà solo a fronte di una sincera curiosità per la storia di Pytha, ben lontana dall’essere conclusa, e con la speranza di un miglioramento dello stile di Fanny Caldin.

La Cartomante. Gli arcani di nebbia, FANNY CALDIN
Gallucci Bros, 2024. 456 pagine
VOTO: 2/5
