Definire cosa sia, o meglio, quali libri rientrino nella letteratura per ragazzi è questione più difficile di quanto si possa immaginare. Tutti noi abbiamo ben chiari quali siano i libri per ragazzi e quali no; eppure, questa è una distinzione empirica, basata sulla nostra esperienza di giovani menestrellini sognanti.
Spulciando su internet, e Wikipedia fa da padrone, si nota come le regole di questo genere siano meno precise di quelle che definiscono, per esempio, generi letterari come il romanzo rosa o quello giallo. È un vasto insieme che raccoglie:
- Opere pensate per un pubblico giovane;
- Opere giudicate adatte a tale pubblico;
- Opere che non appartengono al genere, ma trovano largo consenso tra i giovani.
Non a caso, quelli che sono considerati capisaldi di questa letteratura non sono stati realmente pensati per questo target di lettori, bensì vi sono rientrati dopo anni, o decenni, dalla pubblicazione.
Per fare qualche esempio, I tre moschettieri, è stato in realtà pubblicato nel 1844 come romanzo d’appendice, o feuilleton, sul quotidiano Le Siècle per un pubblico popolare ma adulto.
Anche Zanna bianca di Jack London può essere considerato un libro per ragazzi solo su uno dei suoi molti livelli di lettura, ma è stato pubblicato per la prima volta su una rivista di letteratura e sport (Outing) rivolta al pubblico adulto.
Altri esempi illustri sono Ivanhoe di Walter Scott, considerato il primo esempio di romanzo storico, oppure – meno sospettabile – Le avventure di Huckleberry Finn, di Mark Twain.
Esiste anche il caso delle “riduzioni”: riscritture da parte di altre penne, alleggerite per evitare i passaggi “più adulti” mantenendo intatto uno spiccato senso per l’avventura, una netta distinzione tra bene e male e, forse proprio per questo, un certo intento pedagogico.
Queste caratteristiche aiutano a definire la letteratura per ragazzi, ma non bastano né da sole né insieme.
Al giorno d’oggi, forse per rendere più semplice la categorizzazione a livello editoriale oppure per stilemi ormai consolidati, i libri per ragazzi sono accomunati dalle seguenti caratteristiche:
- Target di riferimento: bambini, preadolescenti e adolescenti.
- Tematiche: crescita, amicizia, avventura, scoperta di sé, conflitti familiari e sociali, formazione dell’identità.
- Stile e linguaggio.
- Struttura narrativa: spesso segue un percorso di crescita con protagonisti giovani che affrontano sfide e apprendono lezioni di vita.
- Valore educativo e formativo.
Ma se queste caratteristiche rendono, a livello di categorizzazione, più “educato” il genere per ragazzi rendono appieno questo mondo sfaccettato?
A mio avviso no, non del tutto. La letteratura per ragazzi, più di qualsiasi altra, tocca un momento cruciale della nostra vita ed è profondamente intrecciata alle emozioni del nostro tempo-bambino.
Ciò che rende un libro per ragazzi davvero tale non è semplicemente il proposito di scriverlo per loro, ma un’intenzione più profonda, quasi inconscia. È l’invito a partecipare a un mondo immaginativo, a entrare in una dimensione in cui autore e lettore si incontrano in un gioco condiviso con la finzione.
Da piccoli, da bambini, giocavamo facendo finta che. Nell’area anglosassone, da cui proviene il termine, viene chiamato make-believe e copre molte prospettive da quelle filosofiche a quelle psicologiche e letterarie.
Senza addentrarci a fondo, il fare finta che non ha niente a che fare con la menzogna e poco a vedere con la simulazione. È un atteggiamento proprio dei bambini e che da adulti tendiamo a relegare in virtù di comportamenti più codificati e “maturi”.
Il fare finta che consente di vedere in un tronco abbattuto un vascello pirata pur sapendo che quello non è un vascello pirata. È salire sul ponte del vascello pirata ed essere capitano di una ciurma inesistente facendo finta che vi sia. È un’implicita affermazione da parte del bambino: “Io so che questo tronco non è un vascello pirata, ma so utilizzarlo come se lo fosse”. E aggiungerei: “Al contrario tuo, bigio adulto!”
Questa intenzione permea la letteratura per ragazzi. Non basta soddisfare l’elenco di caratteristiche sopraccitate per scrivere un libro di questo genere; bisogna immergersi nell’intenzione di fare finta che. Bisogna riscoprire quella truffaldina, sfacciata predisposizione al fingere senza aver intenzione di mentire, ma solo di creare.
In altre parole, bisogna ritornare bambini ed esplorare quel bosco di tronchi abbattuti come un mondo a sé stante a cavallo tra finzione e realtà. Bisogna ritrovare lo stupore del bambino che scopre di poter plasmare con le proprie mani un mondo ambiguo che non è propriamente reale, ma non è neppure una bugia inventata per puro divertimento: è un movimento, un atto essenziale per comprendere come muoversi nel mondo – attuale e non – e farne proprie le regole… affinché quel mondo non crolli.
Il gioco del bambino, proprio come la letteratura per ragazzi, è il ponte di passaggio tra il mondo illogico della fantasia senza regole alla realtà fin troppo irregimentata degli adulti.
È un limbo a cui noi adulti guardiamo spesso con benevolenza e un goccio di rammarico. È un limbo che non deve essere perso. La letteratura per ragazzi attinge e deve attingere da lì. Per scrivere un libro per ragazzi non si deve necessariamente seguire le regole imposte (da noi adulti) al genere, bensì rintracciare quell’antica intenzione al fare finta che. Per scrivere un libro per ragazzi si deve tornare alla loro fantasia, farla propria, dimenticare le convenzioni adulte, credere per finta all’immaginazione.
Scrivere per ragazzi è tornare a essere tali. È risalire sul vascello pirata.
E meno male.
Piccola nota: come detto, il fare finta che copre vastissime aree di studio e non può essere banalizzato a uno spunto di riflessione minimo come questo. Inserire una bibliografia esaustiva e accurata sarebbe uno sforzo enorme, ma vale la pena citare, in edizione italiana, Mimesi come far finta, Kendall Walton, Mimesis Edizioni, in cui si parla anche del far finta che come gioco degli adulti.